Andy Capp - GIACOMO SAVIOZZI
"libera circolazione di idee e artisti"
sabato, gennaio 14, 2012
mercoledì, novembre 16, 2011
Non occorre necessariamente essere "modelli/e".
mercoledì, settembre 21, 2011
martedì, maggio 31, 2011
Semplice, vivace, scontata ed accogliente, carica di piccoli significati: è la casetta familiare ed archetipica, con tanto di giardino, con il bucato steso e profumato, ma che si rivela in realtà lo scenario fragile, la quinta fittizia delle false sicurezze e delle ipocrisie che corrodono il “nostro” tempo, nell’installazione agibile, installazione-video e video-animazione“Para-Dossi”, di Enrico Pantani-Giacomo Saviozzi con la musica ed effetti audio di Carlo Schivo.
E mentre “fuori c’è il sole, il profumo di lavanda che inebria i sensi… l’odore del sapone di Marsiglia”, e la vita vuole sembrare “semplice” ordinata e decisa, dentro di “noi” spesso c’è ben altro: un estremo, “finale” paradosso.
In un “eterno” ripetersi degli eventi, dai poli opposti di un inizio-una fine, convivono le antitesi destabilizzanti dell’esistenza: vivere o far morire, “uccidere, violentare, uccidersi, essere traditi”. Attraverso la videoproiezione in stop-motion, che aggancia il reportage all’arte contemporanea, di Giacomo Saviozzi, e la pittura provocatoria di Enrico Pantani, avviene la rottura veicolata delle abitudini mentali, proprio a partire dall’esperienza delle frizioni profonde insite nelle coordinate sociali. E la coscienza si smuove, alla ricerca di un “rimedio” (parare), alle “alture” (dossi), che ogni giorno siamo - realmente - costretti a dover superare.
Enrico Pantani pittore, performer e musicista, laureato in Lettere, nasce a Volterra nel 1975. Residente a Pomarance (PI), per le edizioni 2008 e 2010, due dei suoi dipinti sono scelti per il manifesto del Volterrateatro di Armando Punzo e, sempre nell'ambito del Festival, espone ed interviene con mostre, performance ed happening (la più recente nello spettacolo “Hamlice”). Secondo classificato al “Premio Treccani degli Alfieri a Montichiari” (Brescia), espone in numerose personali attraverso il territorio regionale e nazionale.
Giacomo Saviozzi fotografo professionista e autore di incisivi lavori di arte contemporanea, i video in stop-motion ed i libri fotografici, nasce a Lucca, in Toscana, nel 1975. Residente a Pomarance (PI) da oltre dieci anni, pubblica per case editrici nazionali (nel 2008 illustra il primo numero della seconda serie della rivista “Antipodi”), ed il libro fotografico “L’interrettore del buio”, edito da Morgana Edizioni, un reportage fotografico sui manicomi nazionali a trent’anni dalla legge “Basaglia”, è depositato nell’archivio del Museo Internazionale di Art Brut di Losanna.
lunedì, maggio 23, 2011
martedì, aprile 05, 2011
mercoledì, febbraio 16, 2011
lunedì, gennaio 24, 2011
Ennio Furiesi detto "Pizzi"
Nato a Volterra (PI) nel 1937, dove ancora risiede e svolge la sua attività artistica, nelle stanze dello studio d’arte allestito presso gli ambienti del ‘Chiarugi’, un tempo reparto dell’ospedale psichiatrico di Volterra (PI) e successivamente riformatorio giovanile, ora struttura in gran parte abbandonata e dalle suggestioni visionarie da terzo millennio, Ennio Furiesi, dopo il conseguimento del Diploma presso l’Istituto d’Arte della città ed un periodo di dedizione all’artigianato di alto pregio e di antichissima tradizione e all’insegnamento, riprende un rapporto personalissimo e continuativo con la pittura. Su tele e pannelli, o sulle reminiscenze di senso rappresentate da neo-lavagne didattiche o consolle da camera, fino alle acqueforti ed opere grafiche, si delinea la storia infinita ed autonoma di un “segno”, sconosciuto e anonimo, familiare e sempre esistito, reiterato e ritmico nelle cadute libere sugli ampi supporti, nella rappresentazione immediata di un incontaminato e autonomo spazio espressivo mentale.
In un dialogo sofferto fra luminosità atemporale e apparizione segnica di senso si delinea, come in un’autorivelazione cosmica e visionaria, la narrazione della metamorfosi continua di una gestualità che lascia tracce in autonomia, fra precipitati mnestici di culture remote o in soluzioni formali più ragionate, in geometrizzanti sintesi e forme in bianco e nero, che parlano alla modernità ed al contemporaneo.
Una ricerca incessante che si muove sui due assi essenziali della “pioggia di schegge” in metamorfosi continua fra astrazione e figurazione, o nelle opere più modulari e ‘blind’ rispetto alla frantumazione segnica ed ispirate direttamente all’atelier ‘Chiarugi’, che ancora rimanda i fotogrammi di ambienti vissuti sul limite del reale, dove il bianco grigiastro delle scale, le finestre alte a griglia, gli ampi soffitti, la luce transica e fievole, narrano di luoghi di sofferenza, ma dalle forti valenze umanitarie.
Nel segno reiterato e ritmico che costruisce il suo significato attraverso lo spostamento esistenziale del suo spazio o nelle presenze informi che tingono le strutture interne di finestre modulari con la forza della sublimata testimonianza di una sofferenza vissuta, sedimentata ed incancellabile, si riscopre il movimento eterno dell’animo umano, a tratti ironico, a tratti violento, di perfezione geometrizzante o di emotività immediata e istintuale, tribale e arcaica, o nordica e asettica, ma sempre nella rappresentazione spettacolare e narrante della comprensione partecipe alla più profonda e testimoniata traccia di una umana e forse ancora riscattabile, sull’altalena paradossale di una distruzione originaria “che costruisce”, ragione ultima di esistenza.
Testo di Elena Capone

































