venerdì, maggio 28, 2010
mercoledì, aprile 28, 2010
martedì, aprile 13, 2010
lunedì, aprile 12, 2010
venerdì, marzo 26, 2010
lunedì, marzo 15, 2010
Il volo
Il volo è come il vento che ti spettina,
una corsa sfrenata nei campi,
il sorriso di un bambino.
Il volo è un sogno di cui al mattino non ti ricordi nulla.
A mia figlia Diletta
lunedì, marzo 08, 2010
Alberobello
I santi Cosma e Damiano vengono celebrati ogni anno con una festa che dura cinque giorni. Inizialmente, nel diciassettesimo secolo, il conte locale conservava e venerava un quadro dei due santi che, tutti gli anni il 27 settembre, veniva portato in giro per il paese durante la processione religiosa. Nel 1782 venne fatta una statua di San Cosma la quale, mentre entrava in paese, operò il suo primo miracolo: una forte pioggia dopo un lungo periodo di siccità. Due anni più tardi i fedeli fecero la statua di San Damiano e le due statue presero il posto del quadro nella processione.
Da allora, la cerimonia religiosa si è tenuta ogni anno: messe, una processione il 27 mattina, un'altra processione di gala il 28 sera, con le autorità e i rappresentanti dalle città vicine e incontri con i fedeli venuti dall'estero.
Fra gli avvenimenti non religiosi ci sono diversi concerti con gruppi musicali e uno spettacolo di fuochi artificiali.


















I Misteri di Campobasso
A Campobasso sono conosciuti col nome di "MISTERI" che un tempo si allestivano e si disfacevano anno per anno, variando di forme e di costumi, con il patrocinio di congregazioni religiose laiche che sostenevano le spese di allestimento. Il giorno dell’uscita dei misteri coincideva con il Corpus Domini la maggiore festa della cristianità istituita da papa Urbano IV nel 1264.
Le rappresentazioni avvenivano su palchi fissi o mobili con scenografie elementari, i copioni erano in linguaggio popolare e gli argomenti rispettavano la vita e la fantasia delle platee di fedeli a cui si rivolgevano.
A Campobasso come descrive Michelangelo Ziccardi e Luigi Alberto Trotta non troviamo immagini dialogate ma "QUADRI VIVENTI" muti che rappresentavano i momenti di vita della chiesa, in posizioni statiche e senza dialoghi. Una sorta di CULTURA DELLA VISIONE dove l’immagine diventa rappresentazione del vero, attimo di cronaca, ma soprattutto comunicazione biunivoca tra quadro vivente ed osservatore.
La parola non serve per comunicare l’avvenimento, basta la staticità del personaggio a comunicare al fruitore i sentimenti e il "pathos" dell’avvenimento e a sua volta l’osservatore comunica la sua emotività, il suo "attimo fuggente" ai personaggi che fanno parte del quadro vivente creando un dialogo fatto di gesti e di sguardi.



























Le rappresentazioni avvenivano su palchi fissi o mobili con scenografie elementari, i copioni erano in linguaggio popolare e gli argomenti rispettavano la vita e la fantasia delle platee di fedeli a cui si rivolgevano.
A Campobasso come descrive Michelangelo Ziccardi e Luigi Alberto Trotta non troviamo immagini dialogate ma "QUADRI VIVENTI" muti che rappresentavano i momenti di vita della chiesa, in posizioni statiche e senza dialoghi. Una sorta di CULTURA DELLA VISIONE dove l’immagine diventa rappresentazione del vero, attimo di cronaca, ma soprattutto comunicazione biunivoca tra quadro vivente ed osservatore.
La parola non serve per comunicare l’avvenimento, basta la staticità del personaggio a comunicare al fruitore i sentimenti e il "pathos" dell’avvenimento e a sua volta l’osservatore comunica la sua emotività, il suo "attimo fuggente" ai personaggi che fanno parte del quadro vivente creando un dialogo fatto di gesti e di sguardi.



























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