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martedì, febbraio 02, 2016

venerdì, marzo 06, 2009

Feci questo scatto alcuni mesi fa mettendolo in un progetto che allora chiamai “Appunti tra finzione e realtà”. Avevo in mente una serie d’immagini apparentemente scollegate tra loro legate soltanto dal fatto che tutte presentavano questo viraggio e un titolo. Mettevo i titoli a seconda dell’associazione d’idee come se le immagini fossero una sorta di “post it”. Strada facendo sono cambiate un po’ di cose. Questo progetto è rimasto nel cassetto, non ne ho più fatto nulla, non ho nemmeno riaperto le foto. In questi giorni ho incontrato un libro: “L’amore con Erode” di Costanza Caglià. Costanza è stata internata al manicomio di San Salvi (Fi) quasi 50 anni. Costanza ha scritto un diario. Il diario del suo amore, vero e immaginario, con Erode, al secolo Torello Vannucci anche lui internato trent’anni al San Salvi. Costanza, con augurale preveggenza scriveva sulle pagine del diario: “ il nostro amore resterà celebre e immortale così come io lo vedo con i miei occhi velati di mistero” Così è “L’amore con Erode” un piccolo libro pubblicato nel 1981 dalla Libreria delle Donne.
Costanza con “delirante” amore ha scritto questo fiume di parole. Ha trasformato un piccolo pupazzo di zucchero, “panciuto con la barba rossa” in Bonzino, il figlio nato dal loro amore. Costanza è morta nel 1999 ed è stata seppellita con Bonzino, consumato, ormai trasformato in un feticcio lordo di zucchero. E’ morta l’8 di marzo. Così pensando a Costanza mi è venuta in mente la festa della donna e questa foto. Questa immagine da “follis” vorrei che si trasformasse in una frase che Costanza ripete più volte quando la legano al letto del manicomio: “io a letto non ci so stare perché ho il cuore che cammina”.

A tutte le donne affinché il non siano più “legate ai letti”, affinché siano libere.

Buon 8 marzo.

mercoledì, febbraio 11, 2009

L'uomo armato di fibbia catodica

Durante il ricovero a Volterra, Nannetti ha realizzato un “libro graffito” realizzato nel muro del reparto Ferri. Lungo 180 metri per un’altezza media di due, inciso con fibbie di panciotto, parte della divisa del matto di Volterra. In seguito realizzò un altro graffito sul passamano in cemento di una scala di 106 metri per 20 cm. Negli anni dell’internamento scrisse diverse cartoline mai inviate a parenti immaginari. Qui compare la firma Nanof o Nof, talvolta Nof4 e dichiarazioni d’identità. Nannetti si definisce: colonnello astrale, ingegnere astronautico minerario, scassinatore nucleare. I testi di Nannetti raccontano di conquiste di stati immaginari da parete di altre nazioni immaginarie, di voli spaziali, di collegamenti telepatici, di personaggi fantastici, poeticamente descritti come alti, spinacei, naso ad Y, di armi ipertecnologiche, di misteriose combinazioni alchemiche, delle virtù magiche dei metalli, ecc. In seguito, fornito di carta e penna, produrrà circa 1.600 lavori. ( http://www.quadernidaltritempi.eu/rivista/numero6/biografia.htm )

Testo: Nannetti Fernando Oreste (N.O.F.4)

Fotografie e slide: Giacomo Saviozzi

Grazie a Diletta Saviozzi

lunedì, dicembre 08, 2008

Breve studio sul volo dei gabbiani

Vincenzo Cardarelli

Gabbiani

Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
ove trovino pace.
Io son come loro,
in perpetuo volo.
La vita la sfioro Com'essi l'acqua ad acciuffare il cibo.
E come forse anch'essi amo la quiete,
la gran quiete marina ,
ma il mio destino è vivere balenando in burrasca.











Ancora una volta, in Cardarelli, è lo spettacolo della natura ad essere un pretesto per iniziare una meditazione esistenziale. Il poeta guarda il volo dei gabbiani e pensa alla propria vita, paragonando se stesso a quel vagar perpetuo degli uccelli. Cardarelli non conosce la meta dei gabbiani, li vede sempre in movimento : " Non so dove i gabbiani abbiano il nido/ove trovino pace".Il volo senza sosta degli uccelli è incredibilmente simile a quella che è la sua vita: i gabbiani, quindi, come simbolo, metafora, di se stesso.La lirica testimonia la dolorosa condizione di chi si avvicina alla felicità, senza afferrarla mai concretamente :"La vita la sfioro/ com'essi l'acqua ad acciuffare il cibo."La propria esistenza è come il mare: inafferrabile ed instabile.Il grido di Cardarelli è quello di chi vorrebbe vivere con serenità il proprio cammino, ma : " Il mio destino è vivere balenando in burrasca".E' quindi la forza bruta e misteriosa del destino a vincere quelli che sono i suoi desideri. Negli ultimi versi Cardarelli evidenzia la differenza che c'è tra lui ed i gabbiani: " E come forse anch'essi amo la quiete,/la gran quiete marina ,/ma il mio destino è vivere/ balenando in burrasca" .I gabbiani, infatti, rispondo ad una necessità puramente vitale, mentre il poeta si sente condannato ad una condizione di precarietà.In questi versi racconta l'ansia della sua vita, il suo vagar alla ricerca della serenità.Il linguaggio adottato è limpido, i periodi brevi e concisi. Il metro usato è composto prevalentemente da endecasillabi e settenari. "Gabbiani" è tratto da "Poesie", del 1942








lunedì, gennaio 15, 2007

Chi si ama e Sdradicare brivido di Paolo Facchin

Altre due poesie di Paolo Facchin, anche questa volta con la mia voce, è come se leggendole, le facessi un po mie. Come disse Massimo Troisi a Neruda nel film il postino: "la poesia non è di chi la scrive me è di chi li serve"



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venerdì, gennaio 12, 2007

...e fuggo

Queste foto le ho abbinate ad una poesia che mi ha regalato il mio amico Marco chiavistrelli, uno scritto che ha fatto molti anni fa, quando da studente ha visitato l'allora manicomio di Volterra. Ho pensato bene di inciderla come con la Poesia di Paolo, un po perchè mi piaceva l'idea dell'audio e poi perchè la sento particolarmente, per via di un Work in progress che sto facendo sui manicomi.





E fuggo di Marco Chiavistrelli
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Vagabondo mio pensier

Mi è venuto in mente di abbinare una mia foto con dei testi, delle poesie di amici poeti. Ho deciso di iniziare con il mio amico Paolo Facchin (alias Contepaolo). La poesia che posto si intitola: "Vagabondo mio pensier"


La particolarità sta nel fatto che sono in formato audio, le ho lette e poi incise, basta cliccare sul player audio per sentirle...Buon ascolto


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domenica, settembre 17, 2006

Grazie Alda Merini


Io adoro Alda Merini non lo so sarà il fatto che la gente, le istituzioni, l'hanno chiusa in manicomio per molto tempo, e lei ha saputo tirare fuori il suo amore e il suo dolore con poesie meravigliose.
Io la voglio omaggiare con una breve intervista pubblicata su di un blog e con alcune audio poesie tra cui un brano di Milva e Alda che suona il piano "jonny guitar"
Grazie Alda per il tuo amore!!!!!





La sua anima di poetessa Alda Merini la mostra sempe nei versi, che compone come se le iscissero direttamente dalle viscere. Ora, incvece, fa parlare il corpo. O meglio, i suoi volti, immortalati dall'amico fotografo giuliano Grittini e riuniti nel libro Colpe d'immagini ( rizzoli€ 25) e la sua vita scorre, ritratto dopo ritratto.
Che cosa racconta Alda Merini nelle fotografie?
La mia faccia, che non è tutto, ma almeno è il minore dei mali. Ed è singolare, visto che appartiene a una sola persona: a me.
Di fronte a un obiettivo si mette subito in posa, si diverte.
Sono una donna dal clic facile
Ma lei quando si piace di più?
Al mattino, quando ho ancora in bocca il sapore della realtà che sento più vera: quella del sogno. Io sogno tantissimo, e mentre dormo non facio che giocare, sono serena e beata come una bambina. Quando riapro gli occhi, e non sono ancoa sveglia del tutto, do il meglio di me. E' il momento più creativo, quello migliore per comporre mentalmente poesie, perché sono appena tornata dal Paradiso.
Grittini le ha anche scattato foto che hanno fatto molto discutere, in cui lei posa nuda.
Sono stata io a volerlo. Mi fa sorridere il moralismo della gente, non lo tirano fuori per il nudo in sé, ormai ovunque, ma per quello non perfetto. E' l'imperfezione a scandalizzare, come fosse una colpa. Il mio è stato un gesto di provocazione, e anche di profondo dolore: in manicomio ci spogliavano come fossimo cose. Mi sento nuda ancora adesso.
A quale dei suoi tanti volti non rinuncerebbe?
Vorrei dirle quello romantico, il mio più autentico. Ma d'amore si muore, soprattutto alla mia età.
http://www.aldamerini.com/

Milva e Alda merini "Jonny Guitar"

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I fogli bianchi sono la dismisura dell'anima

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Io non posso

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L'albatros Alda Merini Poesia cantata da Milva

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venerdì, settembre 15, 2006



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Jacques Prevert nasce a Neuilly-sur-Seine nel 1900 ed in Bretagna trascorre diversi anni della sua infanzia. Giovanissimo conosce André Breton, Raymond Queneau e i surrealisti ed entra a far parte di questo gruppo; interessato dall'arte populista.Negli anni tra il 1932 ed il 1937 si dedica attivamente al teatro, e scrive testi messi in scena dal "Groupe Octobre", una compagnia teatrale di sinistra. Lavora anche nel cinema e nel mondo della musica; i testi delle sue prime canzoni, musicate da Joseph Kosma, verranno interpretate da cantanti famosi come Julette Grèco e Yves Montand. Nel 1938 si trova ad Hollywood per continuare la sua attività nel campo cinematografico. Scrive il soggetto per un film di M. Carnè, il celebre 'Porto delle nebbie, interpretato da J. Gabin. Gli anni dal 1939 al '44 sono caratterizzati da una discreta attività cinematografica, ma nel 1945 riprende l'attività teatrale con la rappresentazione di un balletto cui collabora anche P. Picasso. E' del 1945 la celebre raccolta di poesia 'Parole'. Nel 1947 sposa Janine Tricotet, da cui aveva avuto una figlia, Michèle. Tra il 1951 ed il 1955 escono altre sue raccolte e nel 1955 è pubblicata 'La pioggia e il bel tempo' In quegli anni comincia a dedicarsi ad un'altra attività artistica, quella dei collages, che due anni dopo esporrà alla galleria Maeght e scrive due saggi: 'L'univers de Klee' e 'Joan Mirò'. Nel 1963 pubblica 'Histories et d'autres histories' e nel 1972 esce la raccolta 'Choses et autres' seguita, nel 1976, da 'Arbres'. Morirà a Parigi l'11 aprile 1977 stroncato da un cancro al polmone.

lunedì, settembre 11, 2006

Nato a Porto Empedocle (Agrigento) nel 1925 , Andrea Camilleri vive da anni a Roma. Regista, autore teatrale e televisivo,ha scritto saggi sullo spettacolo. Sin dal '49 lavora come regista e sceneggiatore; in queste vesti ha legato il suo nome alle piu' note produzioni poliziesche della tv italiana: quelle che avevano come protagonisti il tenente Sheridan e il commissario Maigret. Col passare degli anni ha affiancato a questa attivita' quella di scrittore; e' stato autore infatti di importanti romanzi di ambientazione siciliana nati dai suoi personali studi sulla storia dell'isola. Il grande successo e' poi arrivato con l'invenzione del Commissario Montalbano, protagonista di romanzi che non abbandonano mai le ambientazioni e le atmosfere siciliane e che non fanno alcuna concessione a motivazioni commerciali o a uno stile di piu' facile lettura.
Vi regalo un racconto Il compagno di viaggio letto da Camilleri


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giovedì, settembre 07, 2006

Baudelaire " A una passante"


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...una bella canzone di B-Leo Ferre con le parole della Poesia di Baudelaire
A UNA PASSANTE
Di CHARLES BAUDELAIRE



Ero per strada, in mezzo al suo clamore,
esile e alta, in lutto, maestà di dolore,
una donna è passata. Con un gesto sovrano
l'orlo della sua veste sollevò con la mano.

Era agile e fiera, le sue gambe eran quelle
d'una scultura antica. Istupidito
bevevo nei suoi occhi vividi di tempesta
la dolcezza che incanta e il piacere che uccide.

Un lampo ... e poi il buio ! - Bellezza fuggitiva
che con un solo sguardo mi hai chiamato da morte,
non ti vedrò più dunque che al di là della vita,

che altrove, là, lontano - E tardi e forse mai ?
Tu ignori dove vado, io dove sei sparita;
So che t'avrei amata, e so che tu lo sai !

Artista doppio e cosciente della propria “doppiezza” di fondo –
versante tenebroso, tentazione al satanismo e alla distruzione;
versante luminoso, aspirazione all’ideale, a Dio, alla creazione,
duplici aspetti che riescono a coabitare soltanto nella sofferenza,
nella passione, nella noia e nell’ odio -, Baudelaire non si è
accontentato di essere un poeta in preda ai gemiti. Se - in quanto
romantico autentico - non ha parlato che di se stesso in tutto
ciò che ha scritto, ha cercato anche lucidamente di padroneggia-
re i poteri dell’arte, che il suo sguardo acuto di critico militante è
riuscito a cogliere più di ogni altro.

"Amore e Se tu mi dimentichi" Pablo Neruda


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Stasera m'è preso così mi va di pubblicare due poesie di uno dei poeti che amo di più

lunedì, settembre 04, 2006

Salsa di vita

Volume d'umori quotati
da cieli a bassa quota
d'un filo invisibile,
ruvido alla vista e scivoloso di luce.
Passi e rilassi,
vita.
Passi a ingranaggi e,
come donna,
non perdoni.
Ami.

Questa è una poesia che ha scritto un mio amico, Paolo, ispirandosi alle foto delle cascate delle Marmore, mi fa molto piacere farvela leggere. Io penso sia una bella poesia e mi viene voglia di incoraggiarlo!!!

Bravo Conte!!!! Grazie!