martedì, febbraio 02, 2016
lunedì, gennaio 24, 2011
Ennio Furiesi detto "Pizzi"
Nato a Volterra (PI) nel 1937, dove ancora risiede e svolge la sua attività artistica, nelle stanze dello studio d’arte allestito presso gli ambienti del ‘Chiarugi’, un tempo reparto dell’ospedale psichiatrico di Volterra (PI) e successivamente riformatorio giovanile, ora struttura in gran parte abbandonata e dalle suggestioni visionarie da terzo millennio, Ennio Furiesi, dopo il conseguimento del Diploma presso l’Istituto d’Arte della città ed un periodo di dedizione all’artigianato di alto pregio e di antichissima tradizione e all’insegnamento, riprende un rapporto personalissimo e continuativo con la pittura. Su tele e pannelli, o sulle reminiscenze di senso rappresentate da neo-lavagne didattiche o consolle da camera, fino alle acqueforti ed opere grafiche, si delinea la storia infinita ed autonoma di un “segno”, sconosciuto e anonimo, familiare e sempre esistito, reiterato e ritmico nelle cadute libere sugli ampi supporti, nella rappresentazione immediata di un incontaminato e autonomo spazio espressivo mentale.
In un dialogo sofferto fra luminosità atemporale e apparizione segnica di senso si delinea, come in un’autorivelazione cosmica e visionaria, la narrazione della metamorfosi continua di una gestualità che lascia tracce in autonomia, fra precipitati mnestici di culture remote o in soluzioni formali più ragionate, in geometrizzanti sintesi e forme in bianco e nero, che parlano alla modernità ed al contemporaneo.
Una ricerca incessante che si muove sui due assi essenziali della “pioggia di schegge” in metamorfosi continua fra astrazione e figurazione, o nelle opere più modulari e ‘blind’ rispetto alla frantumazione segnica ed ispirate direttamente all’atelier ‘Chiarugi’, che ancora rimanda i fotogrammi di ambienti vissuti sul limite del reale, dove il bianco grigiastro delle scale, le finestre alte a griglia, gli ampi soffitti, la luce transica e fievole, narrano di luoghi di sofferenza, ma dalle forti valenze umanitarie.
Nel segno reiterato e ritmico che costruisce il suo significato attraverso lo spostamento esistenziale del suo spazio o nelle presenze informi che tingono le strutture interne di finestre modulari con la forza della sublimata testimonianza di una sofferenza vissuta, sedimentata ed incancellabile, si riscopre il movimento eterno dell’animo umano, a tratti ironico, a tratti violento, di perfezione geometrizzante o di emotività immediata e istintuale, tribale e arcaica, o nordica e asettica, ma sempre nella rappresentazione spettacolare e narrante della comprensione partecipe alla più profonda e testimoniata traccia di una umana e forse ancora riscattabile, sull’altalena paradossale di una distruzione originaria “che costruisce”, ragione ultima di esistenza.
Testo di Elena Capone












sabato, ottobre 10, 2009
Piero Viti



E' nato a Volterra (Pi) nel 1931. Vive e lavora a Firenze. Ha studiato sotto la guida degli illustri maestri Mino Trafeli che lo ha definito "ingegnere artistico", e Mino Lazzeri. Ha iniziato il suo percorso artistico negli anni quaranta con disegni sul rapporto tra arte e scienza, tema cardine della sua avveniristica poetica. Ha al suo attivo oltre 400 mostre tra collettive e personali documentate in Presenze delle Avanguardie a Firenze
Lucy Jochamowitz



E' nata a Lima Perù nel 1955. Nel 1979 si è trasferita a Firenze dove si è diplomata all'Accademia di Belle Arti di Firenze. Mostre più significative: Biennale di Venezia 1995; L'Immagine e la Parola Museo Pecci di Prato 2001; galleria Drabinsky Toronto 2002; Palabra rossa Salone di villa Romana, a cura di K. Burmeister Firenze 2004; Ipermercati dell'Arte Museo Santa Maria della Scala; Siena 2004 Nowheremen acciaierie Arte Contemporanea Bergamo 2007; A Flor de piel Biennale della grafica, Lima 2007; L'ospite Museo casa R. Siviero, Firenze 2008.
giovedì, settembre 24, 2009
domenica, agosto 16, 2009
mercoledì, luglio 08, 2009
mercoledì, febbraio 11, 2009
L'uomo armato di fibbia catodica
Durante il ricovero a Volterra, Nannetti ha realizzato un “libro graffito” realizzato nel muro del reparto Ferri. Lungo 180 metri per un’altezza media di due, inciso con fibbie di panciotto, parte della divisa del matto di Volterra. In seguito realizzò un altro graffito sul passamano in cemento di una scala di 106 metri per 20 cm. Negli anni dell’internamento scrisse diverse cartoline mai inviate a parenti immaginari. Qui compare la firma Nanof o Nof, talvolta Nof4 e dichiarazioni d’identità. Nannetti si definisce: colonnello astrale, ingegnere astronautico minerario, scassinatore nucleare. I testi di Nannetti raccontano di conquiste di stati immaginari da parete di altre nazioni immaginarie, di voli spaziali, di collegamenti telepatici, di personaggi fantastici, poeticamente descritti come alti, spinacei, naso ad Y, di armi ipertecnologiche, di misteriose combinazioni alchemiche, delle virtù magiche dei metalli, ecc. In seguito, fornito di carta e penna, produrrà circa 1.600 lavori. ( http://www.quadernidaltritempi.eu/rivista/numero6/biografia.htm )
Testo: Nannetti Fernando Oreste (N.O.F.4)
Fotografie e slide: Giacomo Saviozzi
Grazie a Diletta Saviozzi
venerdì, gennaio 23, 2009
giovedì, novembre 20, 2008
"eva(q)uate questo mondo di merda!!!"
.jpg)
.jpg)




























.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)